Venezia (askanews) - La Biennale d'arte, tra le molte altre cose, è anche un'occasione per gettare uno sguardo più ampio sul panorama internazionale del contemporaneo. Impresa, ovviamente, complessa che porta a risultati quasi sempre parziali, ma che fornisce comunque una possibile fotografia di più vasto raggio.Tra le nazioni europee presenti ai Giardini spicca la scelta della Francia, che presenta a Venezia gli alberi mobili di Céleste Boursier-Mougenot. Sculture vive, nel vero, seppur lento senso della parola, concretissime apparizioni che svelano, spiegano i promotori del progetto, "un ecosistema sperimentale che mostra uno stato della natura mai visto prima". Un grande albero si trova all'interno dello spazio espositivo, mentre altri due si cammuffano all'esterno, creando una sensazione di ipnotico straniamento geografico.Sui processi e i fenomeni naturali ha sempre lavorato anche Herman De Vries, l'artista 84enne che rappresenta l'Olanda alla Biennale. La sua ricerca, come scritto esplicitamente sulla parete del padiglione, punta sul tema dell'essere e su tutti i modi in cui è possibile essere. Partendo dagli elementi primari, come i tronchi di acacia secolare carbonizzati, oppure dai boccioli di rosa che fanno da pavimento sensoriale al centro dello spazio espositivo, l'artista rinnova in qualche modo la celebre domanda di Amleto. Tra le tante storie che la Biennale racconta, quella di De Vries appare tra le più convincenti.Tutt'altra atmosfera pochi passi più in là, nel padiglione nazionale della Spagna che ospita tre diversi artisti, Cabello-Carceller, Pepo Salazar e Francesc Ruiz. Qui il visitatore si trova subito immerso in una atmosfera tra il surreale, grazie alla ridondante presenza della figura di Salvador Dalì, cui è dedicato un lavoro multimediale posto all'ingresso del padiglione, e le suggestioni dei film alla Pedro Almodovar e del tempo libertario della movida. Non manca neppure, in un finto chiosco edicola, un riferimento alle vicende italiane. Nel complesso si tratta di opere forti, divertenti o inquietanti in base all'angolazione psicologica dalla quale ci si avvicina, che forse segnano il definitivo superamento di un momento artistico e storico cruciale per la Spagna, ma ora divenuto a tutti gli effetti "passato".Al vertice della collinetta che domina il viale principale dei Giardini si colloca, aristocratico e altero, il padiglione della Gran Bretagna. All'interno le sculture di Sarah Lucas, in parte morbide e quasi biologiche, seppure umane in modo problematico, in parte durissime ed esplicite, fanno prodigiosamente a pugni con l'ambiente neoclassico che le ospita, coccolate dal giallo delle pareti. Tra gigantesche e gioiose erezioni e sigarette che spuntano dagli orifizi di corpi dimezzati, Sarah Lucas ricorda che l'arte è anche un'esperienza che può utilmente disturbare.