Milano (askanews) - Tutto ha inizio con una fotografia scattata da uno degli artisti chiave del secondo Novecento: Robert Rauschenberg immortala il collega Cy Twombly accanto alla mano colossale dell'imperatore Costantino. Pochi passi più in là dal cielo scende il dito medio di Maurizio Cattelan, e la sua ombra si confonde con una mano di bronzo dipinto di Man Ray. Benvenuti dentro "In Part", la mostra curata da Nicholas Cullinan per la Fondazione Prada nelle nuova sede milanese di Largo Isarco, inaugurata in maggio e già diventata un polo culturale di notevole attrattività.L'esposizione, allestita in un lungo corridoio postindustriale nell'ala nord del complesso della Fondazione, indaga la natura del frammento, sia esso corporeo o strutturale, per mettere in luce l'eterna tensione tra la parte e il tutto, che porta verso l'assoluto. In mostra si possono quindi incontrare le rovine greche ed egizie rivisitate da David Hockney, oppure la Testa di Medusa in mosaico di Lucio Fontana; una conversazione specchiata di Pistoletto o la "Capigliatura femminile" di Domenico Gnoli.E ancora il dittico "Box" di John Baldessari e la "Venere restaurata" di nuovo di Man Ray. L'emozione poi diventa ancora più intensa davanti al video ipnotico "Hand Catching Lead" di Richard Serra o al "Torso di negra al bagno" di Pino Pascali, prima di giungere a una sorta di doppio climax della frammentazione del corpo umano nei due calchi di gesso giustapposti che compongono l'opera "Intervallo" del sempre grandissimo Giulio Paolini e nella "Peinture fue couleur" senza titolo di Yves Klein, con le sue silhouette incomplete che tracciano un misterioso perimetro blu intorno all'idea stessa della vita.Nel corridoio il tempo sembra autosospendersi, e il mistero dell'arte dilaga nell'aria come un gas carico di promesse, capace di unire con naturalezza in un lavoro di Francesco Vezzoli le vedute di Roma, la Venere di Milo e la Dolce vita di Fellini.