Milano (askanews) - E' un altro Sole quello che si muove lungo l'asse principale della mostra "Hypotesis" dell'artista francese Phillippe Parreno che Andrea Lissoni ha curato per HangarBicocca a Milano. Un sole freddo, che ha però il potere di trasformare in un'opera sempre diversa le stesse silhouette degli spettatori, che si ritrovano, come accade anche nell'ipnotico film "The Crowd", a essere al tempo stesso oggetti e soggetti dell'opera, in un gioco di possibilità, più che di ambiguità, che è molto caro a Parreno e che ritorna anche nell'installazione principale della mostra"Ho cercato - ci ha detto l'artista - di prendere questi oggetti, 16 o 18 Marquees, che sono pezzi che appartengono a collezioni diverse, ma quando li metto insieme formano un ensemble, che per me è come uno strumento musicale che può produrre suono, grazie alle variazioni di elettricità, ci sono delle tastiere... e l'ho chiamata Danny the Street perché è il nome di un personaggio della DC Comics, ma oltre che un personaggio è anche il luogo dove si svolge l'azione".La mostra in HangarBicocca, nella quale il connubio tra l'enorme spazio della Pirelli e le opere dell'artista ospite si è armonizzato forse ai massimi livelli, è un'antologica che fa il punto su un lavoro, quello di Parreno, che è centrale nello scenario contemporaneo. Tanto importante da farci quasi temere che possa anche essere un peso per l'artista, ma lui subito ci ha rassicurato."Non è per niente un fardello - ci ha spiegato Parreno - non la prendo come una cosa personale, penso che ci sia una conversazione tra diversi artisti che va avanti da tempo. Mi ricordo di quando, molto tempo fa, Matthew Barney mi disse, nel momento in cui una generazione di artisti stava cominciando a produrre film come un modo per fare arte, mi disse che non si trattava di fare effettivamente dei film, ma di trasformare un video in un'opera d'arte nel tempo... Si tratta di una conversazione che è andata avanti per un certo periodo, e io sono sempre concentrato sulle stesse domande, ma ancora un volta non sono il solo e non mi sento isolato".Come isolato non si sente lo spettatore che viene letteralmente avvolto dalla mostra, dal suo essere corpo vivo con un ciclo vitale ben preciso. Un ciclo che produce, come raramente capita, la sensazione di essere al centro di uno spazio che, pur privo di opere d'arte in senso tradizionale, è in realtà talmente pieno della sensazione profonda dell'arte da riuscire a vibrare come uno dei veri poli magnetici della contemporaneità.