Cultura
Ai Weiwei al MAXXI dell'Aquila con opere tra denuncia e ironia
Roma, 28 apr. (askanews) - Nell'anno in cui la città è Capitale italiana della cultura il MAXXI dell'Aquila ospita fino al 6 settembre una mostra dedicata all'artista, architetto e attivista cinese Ai Weiwei, fra i massimi protagonisti dell'arte contemporanea, a lungo perseguitato dal governo cinese per le sue critiche al regime. "AI WEIWEI: Aftershock", a cura del direttore e amministratore delegato del Design Museum di Londra Tim Marlow, ha al centro del progetto espositivo alcune opere nate in seguito al terremoto del Sichuan del 2008. Tra queste "Straight", presentata all'Aquila in tre diversi spazi, in dialogo diretto con una città che nel 2009 ha subito la stessa ferita. 150 tonnellate di tondini di acciaio recuperati clandestinamente dalle scuole collassate nella provincia cinese vengono presentate insieme all'elenco dei nomi degli studenti che hanno perso la vita in quei crolli. L'artista ha spiegato: "Per me è molto importante esporle in questa sala, in modo che possano dialogare con le rovine, con la città, con il processo di ricostruzione della città. E' la migliore location possibile". Fra le opere in mostra "Left Right Studio Material": a terra, i frammenti di sculture in porcellana che sono state distrutte nel 2018 dallo Stato cinese nello studio dell'artista e testimoniano la repressione subita e rielaborata come atto di memoria e trasformazione. L'opera è posta in dialogo con con "FUCK 'EM ALL" del 2024, realizzata come molte altre opere esposte al MAXXI L'Aquila con i mattoncini giocattolo colorati. In una sala raffinate teche custodiscono un rotolo di carta igienica in marmo, ironico anti-monumento all'emergenza del Covid-19 o sex toys e manette realizzati in giada, materiale simbolo di purezza nella cultura cinese. In un'altra, fra le creature mitologiche e simboliche come il topo volante il "Twitter Bird" con frammenti in vetro blu di Murano, icona decaduta del Social con il quale Ai Weiwei ha potuto scambiare informazioni dopo l'esclusione dalle piattaforme cinesi. Di grande impatto la sala con "After the death of Marat", che si riferisce al corpicino riverso sulla sabbia di Alan Kurdi, il bambino siriano annegato al largo di Lesbo nel 2015, e "Lotus", opera realizzata con giubbotti di salvataggio per adulti. Al tema della guerra sono legate le opere esposte nelle ultime sale: dopo la visita al fronte ucraino Ai Weiwei ha realizzato per esempio opere che partono da giacche mimetiche, qui disposte in forma circolare, una imbiancata e l'altra ricoperta di bottoni. "F.U.C.K.", del 2024, realizzata invece con quattro barelle militari della Seconda Guerra Mondiale che fungono da supporto per una composizione di bottoni cucita a mano, essenziale e deliberatamente provocatoria. "La forma di un'opera è l'unica possibile, perché è nata da una vera e propria necessità. - ha detto Ai Weiwei -Non c'erano altre possibilità. Nel momento in cui realizzi un'opera d'arte devi essere sempre onesto, perché nel momento in cui smetti di esserlo rischi di fallire".