Kabul. (askanews) - Un paesaggio magnifico, alle pendici dell'Hindu Kush. Ma Haji Hussain ci rinuncerebbe senza affanni. Profugo di guerra, è stato costretto a rifugiarsi sulle colline di Bamiyan, nell'Afghanistan centrale, in una delle centinaia di grotte scavate nella roccia dai monaci buddisti 2.000 anni fa. Senza più terre e senza altre risorse, si è installato in questi paraggi trent'anni fa."Non è facile vivere qui, non lo è mai stato, dichiara Haji. Avete visto il sentiero per arrivare, è difficile arrampicarsi sin qua e anche scendere è un problema. Ed è una fatica anche procurarsi l'acqua".Haji Hussain, sua moglie e i tre figli vivono a poche centinaia di metri dalle famose statue dei Budda, fatte saltare in aria con la dinamite dai talebani nel 2001. Salariato agricolo, Haji guadagna due euro al giorno. Quanto basta per sfamare la famiglia e persino allargare l'alloggio, troppo angusto per cinque persone.Sotto il regime talebano, migliaia di persone sono fuggite sulle montagne di Bamiyan in cerca di alloggi di fortuna. Due anni dopo la caduta del governo del mullah Omar, il sito è entrato nel patrimonio mondiale dell'Unesco e per la sua tutela il governo locale ha deciso di intervenire per sgombrare i profughi."Abitando qui, gli sfollati finiscono per distruggere le grotte e le pitture murali, il patrimonio che dobbiamo tutelare, spiega Kabir Dadras, responsabile della Cultura della provincia di Bamiyan. Per questo siamo costretti a trasferirli".Già 250 famiglie hanno lasciato le grotte per essere trasferite in alloggi messi a disposizione da alcune ong. Per quelli che ancora rimangono è cominciato un'angosciante conto alla rovescia.(Immagini Afp)