Roma, (TMNews) - Una strategia di difesa contro l'impatto tra un asteroide e la Terra. Ovvero come mettere a punto un modello scientifico di prevedibilità di un tale evento partendo dallo studio del mistero dell'asteroide di Tunguska, caduto in Siberia nel 1908, fino al recentissimo asteroide caduto a Chelyabinsk sempre in Russia, nel 2013. Ne ha parlato all'Accademia dei Lincei a Roma il professore Luca Gasperini, geologo e ricercatore del Cnr, illustrando i risultati di un gruppo di ricerca italiano proprio sul disastro di Tunguska."L'evento di Tunguska - ha spiegato Gasperini, più volte in missione nella località siberiana - ha caratteristiche peculiari poichè accaduto oltre cento anni fa in una regione remota della Siberia dove non c'erano testimoni in grado di dare riferimenti scintifici. Il meteorite è esploso prima di toccare la Terra con una energia pari a 15 megatoni, circa 1.000 volte la bomba atomica di Hiroshima, carbonizzando 80 milioni di alberi e devastando un'area di 2.000 chilometri quadrati, pari a tutta la provincia di Bologna. La notte seguente l'esplosione il cielo di tutto il nord Europa e del centro Asia è rimasto illuminato e, raccontano le cronache, a Londra si poteva leggere il giornale senza accendere la luce. Questo chiarore era stato prodotto dall'enorme quantità di pulviscolo prodotto dall'esplosione, che ha invaso le zone alte dell'atmosfera ed ha fatto scattering riflettendo la luce del Sole".Nonostante le numerose missioni scientifiche, non è mai stato trovato un frammento di questo asteroide che confermasse questa ricostruzione. Almeno fino alle missioni del gruppo di ricerca italiano che ha trovato elementi nuovi. "Nelle nostre spedizioni - ha detto Gasperini - abbiamo trovato materiale interessante per chiarire questo fenomeno. In particolare abbiamo trovato un cratere da impatto con un frammento nascosto nel fondo di un lago. Questo frammento ci ha permesso di chiarire la dinamica dell'esplosione e di erosione di questo asteroide all'attraversamento dell'atmosfera secondo modalità che sono molto simili all'asteroide caduto a Chelyabinsk, perquanto di dimensioni e di energia liberata molto minore".Quindi? Abbiamo la chiave per intercettare e distruggere ogni asteroide minaccioso? Gasperini smorza precipitose conclusioni: gli asteroidi grandi tipo Tungunska potremmo bloccarli, ma quelli più piccoli ancora non siamo in grado. E basta un oggetto di 20 metri per fare un disatro. "Ci sono oggetti molto piccoli, con una velocità d'ingresso molto elevata, circa 25 km al secondo. Sono difficilmente osservabili. Occorre mettere a punto una metodologia d'osservazione nuova. Noi, inoltre, stiamo studiando la meccanica dell'impatto per comprendere come questi oggetti si frammentano, liberando energia nell'atmosfera, con modelli nuovi poiché quelli impiegati fino ad oggi sono basati su modelli fisici non coerenti con le osservazioni fatte a Tungunska e Chelyabinsk".