Mosca (askanews) - Una mostra organizzata a Mosca dagli Archivi di Stato russi rende omaggio a Leonid Breznev con l'intento, grazie anche a documenti resi pubblici recentemente, di presentare questo protagonista del '900 e l'Unione Sovietica dei suoi tempi in maniera più obbiettiva.Considerato il simbolo imbalsamato e sclerotizzato di un movimento comunista che, al di là del giudizio di merito, aveva ormai esaurito la spinta propulsiva, Leonid Ilic Breznev fu segretario generale del Partito comunista dell'Unione Sovietica dal 1964 al 1982.Nel corso del suo lungo regno le tensioni della Guerra fredda tra Occidente e blocco comunista si acuirono raggiungendo picchi di crisi nel 1968 con l'invasione della Cecoslovacchia, per fermare con i carri armati del Patto di Varsavia la cosiddetta "Primavera di Praga", quella dell'Afghanistan nel 1979 e la repressione del dissenso interno, i cui simboli diventarono intellettuali del calibro di Aleksandr Solgenicyn, premio Nobel per la letteratura nel 1970, e Andrej Sacharov, premio Nobel per la pace nel 1975.La sua morte nel novembre 1982 aprì il lento tragitto verso la liberalizzazione prima e il crollo delle strutture sovietiche, pilotato da Michail Gorbaciov.L'esposizione di Mosca offre un'immagine positiva del leader del Cremlino, mettendone in mostra il lato bon vivant con immagini di partite di caccia e di danze popolari che mostrano un uomo gioioso, che amava ballare, le donne e bere una birra con gli amici, comunque lontano dagli stereotipi del pachiderma burocratico cui siamo abituati."Ritengo che oggi si tenda a ricordare gli aspetti positivi dell'era Breznev" spiega Mikhail Prozumenchtchikov, curatore della mostra. "Si dimenticano i problemi dell'epoca, come la penuria di generi alimentari e di carta igienica".Nella mostra non si trova traccia della "dottrina Breznev", o della sovranità limitata, la linea di politica estera introdotta da Breznev nel novembre 1968. Un avvertimento a non interferire negli affari dei paesi appartenenti al blocco comunista da parte della Nato. E neppure delle file interminabili davanti ai magazzini semivuoti di un'economia pianificata spesso incapace di garantire generi di prima necessità.Anche la repressione del dissenso viene evocata in forma edulcorata, a dire il meno. Solo due decreti firmati dal leader del Cremlino che privano Sakharov delle decorazioni e il campione di scacchi Viktor Kortchnoi della nazionalità.La difesa di Prozumenchtchikov è un po' affannosa."Se avessimo avuto a disposizione dieci saloni avremmo potuto mostrare tutto, compreso il lato oscuro del regno di Breznev. Ma dati gli spazi limitati abbiamo dovuto fare delle scelte. Tuttavia troverete anche uno o due documenti decisamente antisovietici".E' solo l'ultimo colpo di coda dell'ultimo burosauro sovietico.(Immagini Afp)