Monza (askanews) - Un viaggio attraverso il mondo e i suoi riti religiosi, alla scoperta dell'uomo e della sua sacralità. L'arte del fotografo giapponese Kazuyoshi Nomachi arriva in Italia grazie ad una mostra (Nomachi - Le vie dell'anima) in scena nel Serrone della Villa Reale di Monza. Superato lo splendido giardino di rose, comincia un percorso in 200 scatti fra i popoli e le tradizioni del Sahara, primo viaggio di Nomachi nel 1971, del Nilo, degli altopiani dell'Etiopia e poi ancora Ande, Perù e in Bolivia."All'inizio non ero tanto consapevole di fare fotografie che parlavano di religione - spiega il fotografo - ma dopo, addentrandomi sempre più nel sacro, ho visto un punto di partenza, lì ho trovato quasi tutto della vita e per questo mi sono dedicato a questo tema". La mostra, aperta fino all'8 novembre 2015 promossa da Consorzio Villa Reale e Parco di Monza e organizzata da Civita Cultura, racchiude e sintetizza 40 anni di carriera di Nomachi, durante i quali il mondo e la fotografia sono molto cambiati."Adesso siamo pieni di informazioni, il mondo a causa della globalizzazione è diventato piatto; queste foto sono un documento di un'epoca che non c'è più, la fotografia degli anni 80 e 90 che racconta le tradizioni, è una delle ultime fotografie di questo tipo". Dietro a ogni singolo scatto c'è una lunga preparazione teorica e grande attenzione per il soggetto. "Sono molto attento a non diventare invadente e non dimenticarmi delle persone che ho davanti, dico sempre a me stesso di essere modesto nei loro confronti".E quando gli si chiede cosa ha imparato dalla religione dopo averne fotografate tante, risponde senza esitazione: "Non credo ci sia una religione migliore dell'altra, ognuna porta verso la cima di una montagna, sono strade diverse ma l'obiettivo è lo stesso. L'unica certezza è che non bisogna ammazzare la gente in nome di Dio".