Roma, (askanews) - Originale, provocatorio, precursore. Con le sue canzoni haraccontato l'uomo e un pezzo di storia italiana. E' un Renato Zero visto come mai prima d'ora, attraverso il legame tra arte e vita, quello della mostra "Zero", a La Pelanda, Centro di Produzione Culturale in collaborazione con il Marco di Roma, fino al 22 marzo. Ideata e curata da Simone Veneziano la retrospettiva raccoglie documenti, immagini, musica, costumi, materiali visivi inediti, cimeli, in 1000 metri quadri di tecnologia, luci e suoni, in cui parlano le sue canzoni.Vincenzo Incenzo, direttore artistico della mostra:"Non ci dobbiamo aspettare un reliquiario, non è un'esposizione di oggetti, feticci, gadget, ma un vero e proprio spettacolo che vuole rappresentare 40 anni di storia artistica e umana di Renato Zero e di quello che è successo intorno. E' un viaggio nel personaggio, nell'uomo e nell'Italia degli ultimi 40 anni dagli anni di piombo a questi ultimi, che abbiano definito del vuoti di senso, un percorso radicato nel contesto storico, culturale, del costume".Renato ha chiesto: lasciate che a parlare siano le mie canzoni. E la mostra è un'esperienza multisensoriale che racconta anche il Paese, i vizi, le virtù, le rivoluzioni, attraverso il concetto del Dna, che tutti abbiamo, ma che ci diversifica. Dal primo battito cardiaco, il cuore di Renato, quasi rinato dopo una trasfusione per una rara forma di anemia, alle gabbie da cui voleva liberarsi, all'accostamento con Pier Paolo Pasolini, simile in tanti pensieri, fino alla sua unicità come autore.Renato ha visto la mostra?"L'ha vista di notte ancora in allestimento, credo sia contento, aspettiamoci di vederlo apparire magari da un momento all'altro".