Roma (TMNews) - Uberto Pasolini a 15 anni dal grande successo che ottenne come produttore per "Full Monty", porta nei cinema italiani il film da regista "Still life", ambientato nel sud di Londra e premiato dai critici al festival di Venezia. Protagonista è un funzionario comunale solo e solitario, incaricato di cercare i parenti più prossimi delle persone morte in solitudine, e di organizzare i loro funerali. "Mi sono interessato a questa realtà, e il film è diventato lo spunto anche per una ricerca molto più personale, una ricerca su cosa vuol dire essere soli. Ed è stato alla fine un film o una scoperta sull'importanza della vita, la vita degli altri in particolare... dell'importanza di permettere agli altri di entrare nella nostra vita e per noi stessi di interessarci alla vita degli altri".Pasolini da trent'anni lavora come produttore in Inghilterra, e per il suo film ha incontrato diversi "funeral officer", mostrando il lato umano dietro il loro isolamento. "L'importanza che una persona dà a quello che fa, tutti i giorni. Vivere il proprio lavoro, qualunque esso sia in modo profondo, in modo umano, donante, ed è questo quello che fa il personaggio principale". L'isolamento del suo protagonista e di molti altri occidentali è causato anche dalla durezza delle nostre società. "La gente ha meno disponibilità per le persone più fragili, e si tende a colpevolizzare il debole".