Roma, (askanews) - L'insolita catena di solidarietà che nel 1984 si creò tra minatori gallesi e gay inglesi arriva sullo schermo con "Pride", il film-evento che in Gran Bretagna sta riscuotendo un enorme successo e in Italia arriva l'11 dicembre. Mentre Margaret Thatcher minacciava di chiudere le miniere del Regno Unito, nacque il movimento "Lesbian and gay support miners", che raccoglieva fondi per i minatori, anche se questi vedevano come un corpo estraneo quella colorata e scatenata compagine londinese che arrivava nei villaggi gallesi. Il film è un grande inno alla solidarietà ed è diretto da Matthew Warchus. A Roma lo hanno presentato lo sceneggiatore Stephen Beresford e gli attori Andrew Scott e George Mackay. Beresford ha spiegato:"Un approccio totalmente individuale è meno logico, perché un essere umano è più forte se si aiuta con un altro. Credo che anche oggi sia possibile ritrovare la solidarietà di quegli anni".Le miniere britanniche sono ormai chiuse e i villaggi gallesi del film sopravvivono a stento, mentre la società, non solo britannica, è diventata sempre più individualista, ma il successo del film in patria per Scott è un segnale."Penso che ora con Facebook, Twitter, i selfies, siamo molto concentrati su noi stessi, ma le persone sono sempre interessate ai propri simili, ricercano l'amore, ed è anche per questo che il pubblico sta rispondendo in maniera così appassionata al film". Oggi il nemico numero uno non è più la Thatcher, ma in Inghilterra, come in Francia e in Italia, le classi più deboli che non si sentono appresentate si rivolgono ai movimenti populisti."C'è molta disperazione, paura e rabbia per l'austerità, per le crisi economiche, e alcuni movimenti in Italia e in Inghilterra ne approfittano per puntare il dito contro delle minorannze, per esempio, distraendo la gente dal vero nemico. E poi oggi il nemico non è più identificabile con un solo politico, come all'epoca di Thatcher e Reagn, forse sono le banche, forse le multinazionali... Non so cosa succederà a breve, ma sicuramente in questo momento i nostri Paesi stanno vivendo una situazione molto simile".