Roma, (askanews) - Religioni e integrazione, incontro-scontro tra culture, lingue e tradizioni in una Venezia colorata e multietnica. L'acclamato regista curdo de "I fiori di Kirkuk" Fariborz Kamkaritorna al cinema dal 28 maggio con "Pitza e datteri" un film multiculturale in cui si parla di Islam in toni leggeri, da commedia. La comunità musulmana di Venezia vive un dramma quando un'avvenente parrucchiera trasforma la moschea in un salone di bellezza e deve arrivare un giovane imam afghano, il Saladino, esponente di un Islam radicale, per aiutarli a riprendersi il loro luogo di culto.Per il regista un argomento così delicato poteva essere trattato solo con ironia: "L'unico modo di toccare questo argomento e invitare lo spettatore a riflettere è la commedia, perché ti dà la giusta distanza, ti fa guardare le cose senza paura, e questo sembrava il modo più giusto. E' uno stile che ho imparato dal cinema italiano, da Germi, De Sica e altri maestri".Tra i personaggi, anche loro multietnici nella realtà, spicca Giuseppe Battiston, nei panni di Bepi un veneziano che si converte. Per l'attore il film mostra come il fondamentalismo si diffonde tra i disperati, come il suo Bepi in cerca di una qualche forma di appartenenza a un gruppo. "E' chiaramente un emarginato e si fa forte di una convinzione, abbraccia questo pensiero perché non ha altro, lotta contro tutti", ha spiegato Battiston.In "Pitza e datteri" alla fine anche i più integralisti si ammorbidiscono in qualche modo e, a proposito di fondamentalismo e islam, Fariborz Kamkari precisa: "Non c'è un conflitto tra essere musulmano e moderno, perché la maggioranza dei musulmani sono persone moderne, che vivono nella nostra società e sono completamente integrate, ma una piccola minoranza di integralisti prende in ostaggio questa grande maggioranza".