Roma, (askanews) - A 40 anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini la domanda resta ancora in gran parte inevasa. Cosa successe veramente all'Idroscalo di Ostia? Prova a dare qualche risposta il libro della giornalista Lucia Visca, "Pier Paolo Pasolini, una morte violenta", in una nuova edizione con la prefazione di Gianni Borgna e l'introduzione di Guido Calvi. Lucia Visca, al momento dell'omicidio dello scrittore giovane cronista di Paese Sera, fu la prima giornalista ad arrivare sul luogo del delitto:"Le sensazioni di quel momento sono non raccontabili, di grande dolore, di stupore, erano anche troppo intense per una aspirante cronista di 22 anni. Fu un avvenimento globale, uno dei primi forse degli anni '70. Il libro è una testimonianza inedita, da quel luogo del delitto si dipana una storia, il cadavere in un primo momento è nessuno, poi diventa Pasolini".Che successe? "E' evidente a tutti oggi come dopo la prima sentenza. Successe che un gruppo di persone per un motivo che non si conosce, con dei moventi che non si conoscono e con dei mandanti che non si conoscono ha massacrato di botte e poi travolto con l'auto Pier Paolo Pasolini. Si volle far credere che tutto venne fatto dal solo Pino Pelosi, perchè Pasolini era un personaggio scomodo anche per la sua parte politica, la sinistra. Andava liquidato. Se si prendono i giornali dell'epoca, come Paese Sera vicino al Pci, il titolo è "Muore Pier Paolo Pasolini, ucciso da un ragazzo di vita"."Si, fu tutto coperto. Poi per fortuna vennero le grandi inchieste. Questo è anche il senso del libro, aver riportato la testimonianza di una giornalista" aggiunge Visca. "Io quel posto l'ho visto incontaminato, era un delitto del branco".C'entra la Banda della Magliana? "Nell'ultimo processo lo si esclude, ma sulla morte di Pasolini si può dire di tutto, è uno dei due grandi misteri italiani, come Aldo Moro, dei quali non sappiamo assolutamente nulla. Dalle carte non emerge nulla che ci aiuti. La Banda della Magliana direi che è una delle 3 ipotesi, la prima è che fu una trama dei servizi, la seconda la Banda della Magliana e la terza, nella quale mi riconosco maggiormente, la vendetta di una batteria del Tiburtino per le abitudini di Pasolini di accompagnarsi con ragazzini della borgata, un pestaggio che finisce male".Le modalità violente della morte di Pasolini parlano anche della solitudine dell'intellettuale: "Sì, come ho detto questa solitudine si è vista chiaramente quando nelle prime 48 ore si è puntato a liquidare la faccenda come una vicenda legata ai ragazzi di vita".