Roma (askanews) - Una commovente ricostruzione, un ritratto intimo, un inno alla libertà di pensiero: è tutto questo e molto più il documentario "Malala", dal 5 novembre nei cinema italiani, dedicato alla giovane Malala Yousafzai, Premio Nobel per la Pace 2014. Il regista Davis Guggenheim ricostruisce la storia della ragazza pakistana, oggi 18enne, che nel 2012 venne ferita dai talebani sul bus che la riportava a casa dopo la scuola, e che oggi porta avanti una campagna globale per il diritto all'istruzione.Per 18 mesi il regista ha ripreso la quotidianità di questa ragazzina timida ma sicura di sé. Il racconto parte dalla casa di Birmingham dove oggi Malala vive con la famiglia, e alterna i momenti di banale quotidianità, dalle liti con i fratelli alla preoccupazione per la scuola, dalla timida ammirazione per i bei giocatori di cricket alle risate di fronte al film dei Minions, e la sua vita di figura pubblica, in giro per il mondo, a sostenere i genitori delle ragazze rapite da Boko Haram in Nigeria, tenere lezioni alle alunne kenyote, dalle conferenze alle interviste tv, agli incontri con i grandi della Terra, da Obama alla regina Elisabetta. Con filmati d'animazione Guggenheim mostra Malala bambina e l' origine di quel fortissimo legame con il padre, che le ha trasmesso l' amore per lo studio e l'istruzione, mentre con filmati di repertorio mostra l'arrivo dei talebani nella valle dello Swat, la distruzione e la violenza che arrivò con loro, le minacce a lei e a suo padre, fino a quegli spari che per poco non le tolsero la vita. Nel film non mancano il discorso di Malala al Palazzo di vetro il giorno del suo 16esimo compleanno e l'appello alla premiazione del Nobel per i 66 milioni di ragazze a cui è vietata l'istruzione, ma la vera forza del film è che mostra, con semplicità, come una piccola bambina curiosa e vivace può arrivare a promuovere una grande rivoluzione.