Roma (askanews) - La Guerra fredda, le sue atmosfere, i suoi protagonisti arrivano sullo schermo attraverso lo sguardo di Steven Spielberg con "Il ponte delle spie". L'ultimo film del regista americano, un thriller scritto da Matt Charman con i fratelli Coen, interpretato da Tom Hanks, nei cinema italiani dal 16 dicembre, porta alla luce una storia vera, quella di James Donovan, avvocato assicurativo di Brooklyn, reclutato dalla Cia per negoziare il rilascio del pilota americano di un aereo spia catturato dai sovietici, in cambio di una spia russa nelle mani degli americani. La forza della storia, e del film, è nella personalità di Donovan, che non è un semplice eroe patriottico americano: assume l'incarico di difendere la spia russa perché questa abbia un processo giusto, e con questa scelta subisce l'accusa di tradimento da parte dell'opinione pubblica e gli attacchi alla sua famiglia. Donovan crea un legame di stima con quel nemico, e riesce a evitargli la pena di morte, proprio in nome dei diritti che il suo Paese difende. E nelle atmosfere cupe, grigie, fatte di sospetti, di suggestioni apocalittiche diffuse, di interessi politici e guerre diplomatiche tra i due blocchi, Spielberg fa emergere la sua tenacia, la sua volontà di giustizia, la sua perseveranza, la sua astuzia. Un eroe che non combatte con le armi, ma che, alla fine, sul ponte dove avviene lo scambio dei prigionieri, mostra che a vincere non è un Paese ma la forza degli ideali.