Milano, (TMNews) - "Il contrario dell'Europa è l'inferno". Il filosofo francese Bernard-Henri Lévy lancia il suo grido d'allarme e di speranza per il futuro dell'Unione e lo fa con "Hotel Europe", la sua pièce in scena in prima assoluta al Teatro La Fenice di Venezia l'11 luglio. "Il teatro è l'arte dell'intervento, quando si vuole dare un colpo, quando si vuole lanciare un grido è il genere ideale e questo testo è un grido, di rabbia e di speranza" dice parlando del monologo interpretato dall'attore francese Jacques Weber per la regia di Dino Mustafìc. E' un grido contro questa Europa "diventata come un hotel", spiega, come quello di Sarajevo in cui il protagonista riflette sull'identità europea mentre prepara un discorso per le commemorazioni per i 100 anni della Grande guerra."Un'Europa senza anima, dei burocrati, dei banchieri, che ha dimenticato cosa vuol dire davvero Europa", dice, mettendo in guardia però dall'euroscetticismo "porterà al caos e alla miseria". Va costruita un'Europa più forte e quando gli si chiede come, Lévy tira in ballo direttamente il premier italiano. "Ascoltate Matteo Renzi - dice - la sua invocazione alla cultura, la sua idea che ricostruiremo l'Europa con Dante e Goethe, con gli uomini di spirito e non i burocrati è ciò che difendo". Non è solo una questione politica o culturale però, un altro dei fil rouge dell'opera è Lampedusa. "E' il cuore d'Europa, non un arto incancrenito - dice - se non sappiamo gestire Lampedusa non c'è più l'Europa".