Milano, (TMNews) - Il grande successo dei videogame di guerra è legato all'incredibile e crescente realismo delle sue scene. E non è un segreto che questa immersione nella realtà sia dovuta alla interazione tra sviluppatori ed elementi delle forze speciali che vengono arruolati come esperti per rendere le simulazioni digitali il più credibile possibile.Questa volta però è stato superato un limite ritenuto invalicabile dalle autorità militari. Sette Navy Seal statunitensi - gli incursori di marina made in Usa saliti, loro malgrado, alla ribalta internazionale in occasione dell'uccisione di Osama bin Laden - sono stati sottoposti dal Pentagono a provvedimenti disciplinare per avere rivelato informazioni classificate in merito alla realizzazione dell'ultima versione di "Medal of Honor: Warfighter".Nella comunicazione inviata ai militari d'élite della marina statunitense si parla esplicitamente di divulgazione di "materiale da combattimento classificato e specifico della propria unità". Ma c'è chi li difende."I ragazzi non hanno divulgato tattiche o tecniche operative in uso - spiega Chris Heben, ex Navy Seal - Non lo farebbero mai per non mettere in pericolo le vite degli amici e dei colleghi. I talebani e al Qaeda non useranno "Warfighter" come un video modello per il loro addestramento. È solo un videogioco, non insegna tattiche di combattimento".Vale la pena comunque di ricordare che tutti i militari delle forze speciali sono obbligati a firmare accordi di riservatezza assoluta che li obbligano alla segretezza sia nel periodo del servizio operativo sia quando terminano la carriera nel reparto. A quanto sembra, oltre i 7 Seal sanzionati, altri 4 sarebbero attualmente sotto inchiesta per le stesse infrazioni.