Tripoli, (TMNews) - La sua morte è già diventata una spy story internazionale a tinte fosche. Un anno fa, il 20 ottobre 2011, moriva a Sirte Muammar Gheddafi, l'ex rais della Libia. La sua scomparsa, all'interno di una guerra civile e di un intervento Nato che destò molte perplessità, poneva fine a un potere assoluto durato 42 anni.L'uccisione, attribuita ai ribelli del Consiglio nazionale di transizione, sembra oggi dovuta alla mano dei servizi segreti di una potenza straniera, secondo quanto raccolto dalla stampa occidentale. La voce correva da diverso tempo ed è stata diffusa da membri autorevoli dell'opposizione a Gheddafi. Si parla, senza mezzi termini, di "pista francese". Il sostegno Nato alla rivoluzione fu fortemente voluto dal governo di Nicolas Sarkozy e Gheddafi minacciò apertamente di rivelare i dettagli dei suoi strettissimi rapporti con l'ex presidente francese.Ma al di là delle circostanze della morte di Gheddafi e dopo gli attacchi che hanno portato alla morte dell'ambasciatore statunitense Chris Stevens a Bengasi l'11 settembre scorso, la Libia sembra oggi in preda a un'anarchia di difficile soluzione. Utopico pensare che Tripoli possa imporre l'ordine in Cirenaica, la zona orientale del paese. Neanche Gheddafi ci riuscì mai. Perché la Libia, come nazione, non è mai esistita. Bengasi e la Cirenaica sono infatti più legate all'Egitto che a Tripoli.Per questo l'esportazione della democrazia in nazioni senza storia e senza precisi confini geografici e culturali, costruite a tavolino dalle diplomazie dell'imperialismo ottocentesco europeo, sarà sempre destinata a fallire. Solo la mano di un despota può tenere insieme, come per esempio in Iraq, curdi, sciiti e sunniti in conflitto e all'ombra del Grande fratello iraniano.Una lezione di politica sociale elementare che sembra perdersi, la Libia insegna, all'ombra dei pozzi di petrolio di un'area strategica tanto ambita quanto fragile e vulnerabile.