Milano, (TMNews) - Un villaggio che assomiglia a un museo vivente. Porotokan porta avanti la tradizione degli Ainou, una popolazione indigena del nord del Giappone. Lungamente discriminati, gli Ainou hanno ormai perso il contatto con la loro cultura originaria. Itsuki Nakamura però vorrebbe che le sue genti riprendessero in mano il proprio destino e reclamassero i propri diritti."Finora ci siamo sempre accontentati delle sovvenzioni, ma non è l'atteggiamento giusto. Non si può restare fermi ad aspettare che ci riconoscano i nostri diritti o che ci spieghino come fare riconoscere la nostra minoranza. Dobbiamo riflettere su noi stessi e agire".Oggi è difficile incontrare qualcuno che sappia ancora la lingua Ainou, benchè dal 2008 il governo abbia riconosciuto questo gruppo come "popolazione indigena del Giappone". Per questa insegnante di 81 anni, però, non tutto è perduto."Ho sempre più allievi qui a Nibutani o all'università - racconta - e inizio ad avere una certa reputazione. Si è creato il passaparola tra gli studenti che mi portano nuovi allievi".Per Shiro Kayano solo la politica può riconciliare il Giappone con gli Ainou. Per questo pensa di candidare un rappresentante della sua minoranza alle prossime elezioni legislative."Utilizziamo portatili e automobili, inviamo fax e email come tutti i giapponesi. Solo che alcuni tra noi vogliono conservare la propria cultura. Con un programma solido, possiamo seguire corsi nelle scuole e nelle università. Sono convinto che si possa far resuscitare la nostra cultura".I 24mila Ainou recensiti, però, hanno redditi sotto la media nazionale e il livello d'istruzione è ancora molto basso. La strada da fare per la resurrezione è ancora lunga.(Immagini Afp)