Roma, (TMNews) - Chi di telefoni e telefonate ha piena la propria giornata fa fatica a capire la felicità sul volto di questa donna. Ma per i rifugiati come lei che vivono in questo campo al confine con il Sud Sudan sentire la voce dei propri cari al telefono è quasi un miracolo. Ora però questo piccolo miracolo è raltà grazie ad telefono satellitare e a un progetto della Croce Rossa. Così Samira Ahmed è riuscita a sentire la voce di sua sorella per la prima volta da un anno a questa parte. Lo scorso novembre, era scappata dalla sua casa e si era trasferita insieme ai suoi 9 bambini in questo campo di rifugiati.Quando ho parlato con mia sorella, ci siamo scambiate qualche notizia, le ho detto che stavo bene e ho chiesto come vanno le cose da loro. Mi ha risposto che stanno tutti bene".Nel campo profughi di Jamam non c'è alcun telefono. L'unico sistema per contattare i propri cari dunque è quello del cellulare satellitare. Nel primo anno di vita di questo progetto la Croce Rossa ha sostenuto oltre 1.000 telefonate. I rifugiati possono parlare per un massimo di due minuti. Ma per loro, costretti a vivere ogni giorno in questi campi, è la dose giornaliera di speranza.