Sarajevo (TMNews) - Sono passati 17 anni, ma la ferita di Srebrenica resta drammaticamente aperta. Era l'11 luglio del 1995 quando le milizie serbe, guidate dal generale Ratko Mladic e ispirate dal presidente della repubblica serba di Bosnia Radovan Karadzic, entrarono nella città che era stata proclamata zona protetta dalle Nazioni Unite e attuarono una spietata pulizia etnica nei confronti della popolazione musulmana. Un atto di indicibile atrocità che lasciò sul terreno in tre giorni di massacri 520 persone, nella sostanziale impotenza e indifferenza dell'Onu e della comunità internazionale. Il la Corte dell'Aia ha ritenuto l'eccidio di Srebrenica un atto di vero e proprio genocidio, perpetrato nel cuore dell'Europa alle soglie del XXI secolo.+++da qui immagini file 18.05Uno sfregio che ancora offende e umilia la coscienza occidentale e che è stato ricordato a Sarajevo da migliaia di persone che hanno accolto i camion che trasportavano i resti delle vittime, destinati a essere sepolti nel cimitero di Potocari, poco distante dal luogo del massacro. Nella speranza che adesso, 17 anni dopo, si possa cominciare a cauterizzare la tragica ferita di Srebrenica.