Aleppo (TMNews) - Sulla guerra civile siriana sembra profilarsi l'ombra oscura delle armi chimiche, uno spettro la cui minaccia si rivelò decisiva nella guerra del 2003 contro Saddam Hussein. Il governo di Assad ha sempre smentito qualsiasi ipotesi di utilizzo contro la popolazione civile ma le mosse di un regime disperato possono essere imprevedibili.Una troupe della Cnn si è avventurata nella zona di al-Safirah, una cittadina a sud-est di Aleppo, nei pressi di un impianto che secondo i ribelli produce per il regime di Damasco tutto l'arsenale legato alle armi chimiche, dai gas nervini ai container, ai missili in grado di diffonderli sugli obiettivi.Abu Obaida è il comandante delle forze ribelli che hanno ricevuto l'ordine di circondare ma non attaccare l'impianto, presidiato dalle truppe fedeli ad Assad."L'esercito potrebbe rispondere in maniera incontrollata se dovessimo dare l'assalto, per questo ci limitiamo solo a isolare la struttura".Un prigioniero recentemente catturato dai ribelli aveva il compito di sorvegliare una parte del perimetro dell'impianto e rivela - a patto di nascondere la propria identità - le postazioni dell'artiglieria piazzate sulle colline circostanti.Dal suo racconto traspare la grande importanza strategica che il regime attribuisce alla struttura. I soldati di guardia venivano costantemente perquisiti, le telefonate monitorate, proibito qualsiasi contatto con il personale interno e ogni domanda indiscreta. Le regole di ingaggio era severe: sparare per uccidere chiunque si avvicinasse a meno di 300 metri.Alla fine dei conti per evitare una catastrofe non resta che affidarsi alla speranza che nelle più ristrette cerchie decisionali del regime di Damasco prevalga il senso delle misura e l'autocontrollo. Inch'Allah...