Siria (TMNews) - "Comprendiamo ma siamo un po' frustrati per quello che non possiamo fare in Siria. Il governo dice che non può garantire la nostra sicurezza noi però siamo qui per concentrarci su quello che possiamo fare per un vero processo di pace".A parlare è Mark Hearns, comandante irlandese delle forze di sicurezza Onu impegnate in Siria per garantire il processo di pace e monitorare il conflitto civile tra le truppe regolari e il Free Syrian Army, i miliziani che si oppongono al regime del presidente Bashar al-Assad. Riunioni come questa, ripresa dalle telecamere della Cnn nella città di Al-Qusayr, ai confini con il Libano, non sono frequenti. Un operatore delle Nazioni Unite è riuscito a incontrare leader tribali e capi militari dei ribelli che gli hanno chiesto di restare sul posto. Si è riscontrato, infatti, che sparatorie, violenze e bombardammenti ritornano e addirittura aumentano ogni volta che gli osservatori Onu si allontanano. "Ma il motivo per cui siamo qui - conclude il comandante - non è tanto il fatto che il conflitto sia alle porte della città. Il punto è che ci sono tanti siriani innocenti, civili, che muoiono e soffrono e noi vogliamo che questo finisca, ecco perché siamo qui".La libertà, però, ormai è quasi una chimera per il popolo siriano. Questo giovane lo ha scritto anche su una delle jeep dell'Onu e gli osservatori non possono far altro che portare in giro il suo messaggio di speranza.