Aleppo (TMNews) - Non c'è pace per Aleppo, la città siriana da settimane al centro di scontri senza quartiere tra le forze del presidente Assad e i ribelli che combattono il regime di Damasco. Dopo l'annuncio governativo della presa della città, i ribelli hanno smentito, parlando di un assalto "barbaro e selvaggio", ma anche di una resistenza che non cede. E la popolazione civile continua a soffrire."La situazione è terribile - spiega quest'uomo - stiamo cercando cibo e acqua. Abbiamo perso tutto e non ci resta che scappare,anche se non sappiamo dove andremo".Nelle fila dei ribelli si battono ragazzi giovanissimi, ma anche uomini più anziani, come quello che dice di chiamarsi Alexander."Noi crediamo in Dio - spiega il combattente - ma anche in questo vecchio Kalashnikov. Noi possiamo combattere con questo e possiamo vincere, perché abbiamo la fede degli imam mentre loro non credono i Dio. Se ci credessero non bombarderebbero la nostra città".Nonostante la violenza dei combattimenti, però, ad Aleppo si continua anche a vivere e un panificatore, al lavoro per il Ramadan, spiega addirittura di essere troppo occupato per preoccuparsi della guerra."Ci sono strane sensazioni - racconta - nelle zone della città controllate dall'esercito libero siriano. La gente esce di casa, compra verdure... Però da un momento all'altro si sentono le esplosioni e cominciano i bombardamenti".E così accade che un parco divenga un cimitero provvisorio, nel quale sono ospitate anche salma di persone così orrendamente mutilati da essere irriconoscibili. E la tragedia di Aleppo continua, giorno dopo giorno.