Aleppo (TMNews) - La battaglia ad Aleppo continua. Il presidente Assad usa parole durissime e annuncia che i ribelli saranno sconfitti "costi quel che costi" e nella città i miliziani dell'Esercito libero siriano vivono braccati dalle forze aeree di Damasco, che con i loro jet li inseguono giorno e notte. I combattenti non si arrendono, ma intanto mandano un messaggio alla comunità internazionale. "Forse il resto del mondo - spiega il comandante Abu Mohamed - si preoccupa per noi, ma qui non vediamo alcun aiuto. Abbiamo bisogno di una no-fly zone e di armi. In queste condizioni un solo nostro battaglione potrebbe chiudere la partita".Nonostante dichiarino che i due terzi di Aleppo siano sotto il loro controllo, le forze ribelli si devono muovere al buio, e anche le luci delle telecamere devono essere spente. I combattenti sono giovani, e invocano Allah. Al momento è difficile capire quanto forte sia la componente islamica del movimento, anche perché non è facile identificare un'unica guida. E questo ha ripercussioni anche sull'efficacia dell'azione bellica dei ribelli.Nella notte i combattimenti proseguono e i veicoli dei miliziani portano i segni delle sparatorie. La minaccia non si vede, ma è un caccia di cui, nel buio difensivo, si sente minaccioso il rombare.La guerra civile, qui in Siria, si combatte anche a colpi di propaganda, con la tv di Stato impegnata a diffondere la propria verità. Ma ad Aleppo, sul campo, i problemi sono più concreti e implicano coordinamento delle azioni e passaggio di informazioni.E mentre i miliziani pregano, i fucili attendono fuori dalla moschea. E la Siria non smette di sanguinare.