Siracusa (TMNews) - Le operazioni di recupero carburante della Gelso M, la petroliera rimasta incagliata tra gli scogli di Siracusa il 10 marzo, sono finalmente iniziate. Dopo il primo sopralluogo in cui è stata recuperata la scatola nera, i tecnici hanno iniziato i lavori. La prima fase prevede la sistemazione delle panne galleggianti per contenere l'eventuale sversamento in mare delle circa 300 tonnellate di carburante e il prelievo dei campioni di acqua vicino allo scafo.Le associazioni ambientaliste lanciano però l'allarme inquinamento. Per Enzo Parisi di Legambiente Sicilia, l'eventuale sversamento in mare degli idrocarburi potrebbe inquinare tutta la zona. "Lo sbattere della nave contro gli scogli - spiega - potrebbe provocare la rottura delle casse, cisterne dove è contenuto il combusibile, il bunker che alimenta la nave e quindi questa fuoriuscita potrebbe inquinare non solo la scogliera di Santa Panagia dove la nave è incagliata, ma anche tutte le aree limitrofe".I disastri in mare degli ultimi mesi, dalla tragedia della Costa Concordia alla petroliera Gelso M, richiedono, secondo Legambiente, un maggiore rispetto dei codici di navigazione e della legge del mare: "Gli interessi commerciali prevalgono sulla sicurezza, si parte e si naviga in qualunque condizione di tempo, quasi sempre, gli armatori impongono ai comandanti o comunque ai noleggiatori, proprietari del carico di continuare a navigare, nonostante il buon senso consiglierebbe di trovare riparo, e ,quindi si affronta mare forza 10 con i problemi conseguenti che possono derivare da questo rischio, che consapevolmente si corre". La parte di costa siracusana che comprende il territorio tra Augusta, Melilli e Priolo, è stata dichiarata a rischio ambientale già nel 1990 con oltre 20 km di raffinerie presenti nella zona.