Russia, (TMNews) - Le baracche allineate dietro il filo spinato, sotto il grigio cielo russo: nascosto tra i monti Urali, a centinaia di chilometri dalla prima città, sorgeva il Gulag Perm 36. Un campo di lavoro, nato nel 1946, dove l'Unione sovietica spediva i prigionieri politici colpevoli di "crimini pericolosi contro lo Stato". Tutto nella struttura è rimasto come allora, dalle torri di guardia all'interno delle celle: e Perm 36 è diventato un museo, perchè questa parte di storia del 20esimo secolo non venga dimenticata."Ogni volta che ricordiamo il passato, teniamo vivo il tema dei diritti e della libertà - dice Arseny Roginsky, a capo del museo - questo era un simbolo di assenza di legge e mancanza di libertà. Ma se dimentichiamo il nostro passato, non potremo costruire un futuro dignitoso". Tra il 1929 e il 1953 circa 14 milioni di prigionieri sono passati nei Gulag sovietici, oltre un milione sono morti. Sergey Kovalyov ricorda la sua esperienza. "Nelle celle di punizione si doveva stare senza biancheria intima, al freddo, e c'era sempre il gelo. Dovevamo dormire in tavoloni sterili senza cuscino". Ma più delle condizioni di prigionia, pesava qualcos'altro."La privazione di libertà era davvero significativa. Ma c'è una libertà che già non esisteva oltre il filo spinato, la libertà di dire tutto ciò che si vuole senza paura. Cosa potevano farci di più? Eravamo già in prigione". Il museo Perm 36 è unico nel suo genere: è l'ultimo Gulag rimasto nella Russia di oggi.