Rio de Janeiro, (TMNews) - Un lungo corteo contro la "mercificazione" della natura e delle risorse del Brasile: così in centinaia hanno manifestato a Rio de Janeiro davanti all'Aterro do Flamengo, sede del vertice Rio+20 che riunisce 130 capi di Stato e di governo per discutere di clima e ambiente, 20 anni dopo il summit del 1992. Molti militanti sono arrivati dalle campagne, vestiti con i costumi tradizionali, per far sentire la loro voce: no al capitalismo verde, sì a un'economia solidale."Hanno distrutto i nostri fiumi per costruire gigantesche dighe, distrutto le nostre foreste per piantare eucalyptus, soia e riso: il governo permette alle grandi imprese di ingrandirsi a spese dei brasiliani, dei popoli indigeni che dopo 512 anni di storia aspettano ancora che le loro terre siano delimitate" dice questo capo villaggio, che arriva da Mata Medonha, nello Stato di Bahia."In tutto il Mato Grosso del Sud gli sfruttatori hanno massacrato moltissime persone, non ci vogliono rendere il nostro territorio: ma noi siamo il Brasile e ci appartiene. Eravamo là quando sono arrivati i portoghesi, quella terra apparteneva a noi". La richiesta è una e semplice: poter coltivare le loro terre e pescare perchè le loro comunità diventino autonome.(immagini AFP)