Milano (TMNews) - Kevin Prince Boateng, il centrocampista ghanese del Milan che ha abbandonato il campo dopo essere stato bersagliato da insulti razzisti nella amichevole di Busto Arsizio con la Pro Patria, racconta alla Cnn quei momenti."Tutto è cominciato pochi minuti dopo l'inizio della partita quando ho iniziato a sentire i primi versi da scimmia al mio indirizzo. Sulle prime ho cercato di ignorarli ma quando è toccato anche a Muntari sono andato dall'arbitro avvertendolo che se fossero continuati avrei lasciato il campo. Lui ha cercato di calmarmi, dicendomi di lasciar perdere, di non preoccuparmi. Poi, mentre stavo cercando di scartare un avversario i cori sono ricominciati e allora ho scagliato il pallone contro quei tifosi. In quel momento ero davvero arrabbiato".Come ti sei sentito, gli chiede l'intervistatore."È difficile da descrivere, troppe emozioni, tutte negative... Ero arrabbiato, deluso. Mi sono detto che non volevo più giocare in mezzo a gente del genere. È triste che cose come queste accadano ancora nel 2013 e che se ne debba ancora discutere".Alla domanda di che cosa abbia significato il sostegno ricevuto da tutta la squadra del Milan, giocatori, tecnici e dirigenti, Boateng ha risposto:"Ha significato molto. Ero davvero felice di sentire tutta la squadra dietro di me. Ho ricevuto anche una telefonata del presidente Berlusconi che mi ha detto che ho fatto bene ad andarmene dal campo e che non tollereremo più nessun razzismo, neanche sui campi di calcio. Gli sono molto grato, come sono grato a tutto la squadra del Milan che non mi ha lasciato solo in un momento così difficile per me".