Roma, (TMNews) - La qualità potrebbe essere la via d'uscita dal momento critico che il mercato dell'olio d'oliva sta attraversando, stretto nella morsa della concorrenza straniera e della crisi globale. Per ora questa strada l'ha imboccata l'Aipo, l'associazione italiana produttori olivicoli, che conta una rete di 22 associazioni sul territorio e 80mila produttori, concentrati soprattutto nel Centro-Sud. Renato Verzari, direttore nazionale dell'associazione."E' un'attività abbastanza complessa che si svolge secondo diverse linee di azione: di monitoraggio delle produzioni, di recupero degli oliveti e di assistenza tecnica per gli agricoltori".Un lavoro di costante attenzione, dalla produzione delle olive sino alla trasformazione in olio extravergine, che ha come obiettivo la tracciabilità del prodotto."Un'altra azione che svolgiamo è la tracciabilità del prodottoChe sostanzialmente porta ad ottenere un olio extravergine, che pur non essendo biologico, dal punto di vista delle analisi è sicuramente di altissima qualità e sicuro".Elemento chiave per la produzione dell'olio d'oliva è la sostenibilità ambientale. L'Aipo, attraverso due progetti pilota, sta mettendo a punto un sistema di certificazione che rispetti la Global Cap, standard internazionali che potrebbero rivelarsi un volano per le nostre esportazioni."Con la global cap abbiamo dato la possibilità alle aziende pilota certificate di avere una sorta di passaporto non tanto per il mercato nazionale, che non è ancora pronto quanto per paesi come il Canada o il Nord Europa".Sostenibilità e tracciabilità (finora una ventina le filiere tracciate), sono le direttrici lungo cui l'Aipo si muove per assistere i propri agricoltori e per realizzare un prodotto, che dal gennaio scorso viene commercializzato, solo attraverso il Web, col marchio Aipo.