Washington (TMNews) - Alla vigilia del terzo e ultimo dibattito tra Obama e Romney, la campagna per le presidenziali di novembre s'infiamma sulla politica estera.Iran, Siria e Cina sono i piatti indigesti che dovrà risolvere il prossimo inquilino della Casa Bianca, una ricetta attesa con ansia dagli elettori.Nell'agenda presidenziale i rapporti economici con la Cina, considerata la fonte delle principali difficoltà economiche e occupazionali degli Stati Uniti ma secondo gli esperti l'attenzione si focalizzerà sull'Iran, la Siria e la Libia, dopo il recente assalto al consolato Usa di Bengasi, dato che il Medioriente è una vera e propria polveriera pronta a esplodere.La guerra civile in Siria è uno dei primi scenari di crisi da affrontare anche per i timori di un contagio inarrestabile nelle aree più strategiche e vulnerabili del pianeta, dalla Turchia al Libano, in un quadrante energetico vitale per l'economia occidentale.Scenario complesso anche perché l'opinione pubblica interna si mostra dichiaratamente ostile a ogni nuovo impegno militare nell'area.Resta sul tavolo anche la questione del controverso programma nucleare iraniano. Secondo le previsioni degli analisti, entro sei mesi Washington dovrà decidere se continuare sulla strada del negoziato o intraprendere misure più dirette e coercitive.Le pressioni di Israele, alleato storico e strategico, si fanno sempre più forti. Il premier Netanyahu ha chiesto di fissare un punto di non ritorno, ultimatum che Obama si è rifiutato di sottoscrivere.Chiunque conquisti la casa Bianca si troverà stretto nella morsa tra le esigenze di Israele e il timore di scatenare un incendio incontrollato in Medioriente e nel resto del pianeta.(Immagini Afp)