Palermo, (TMNews) - Un caso di omicidio risolto a 33 anni di distanza: un caso di cronaca dietro il quale emerge il potere che i boss mafiosi esercitavano nel carcere dell'Ucciardone. Il lungo e complesso lavoro della Direzione Investigativa Antimafia di Palermo ha permesso di individuare autori e mandanti dell'omicidio del maresciallo Calogero Di Bona, vicecomandante degli agenti di custodia del carcere, ucciso il 28 agosto 1979.L'indagine dimostra che ad ordinare la "punizione" di Di Bona, strangolato e poi bruciato, fu Rosario Riccobono, 83 anni, allora capo del mandamento mafioso di Tommaso Natale. Autori del sequestro sono ritenuti i boss Salvatore Lo Piccolo, 70 anni, e Salvatore Liga, 81.L'omicidio del maresciallo è collegato all'aggressione subita in carcere da una giovane guardia carceraria che provò a richiamare i boss detenuti nella IV sezione perché circolavano troppo liberamente: un'abitudine che negli anni sarebbe passata alla storia come "Grand Hotel Ucciardone". L'episodio, e la mancata sanzione nei confronti degli autori dell'aggressione, furono citati in una lettera anonima invata alla Procura, al Ministero di Grazia e Giustizia e a due quotidiani cittadini. Nella missiva, le guardie lamentavano non solo la mancata punizione del detenuto ma anche "il potere di mafia" dei boss in carcere: il "tribunale" della mafia sentenziò in maniera rapida e spietata la vendetta. Per fare chiarezza sull'accaduto la Dia si è avvalsa di alcuni collaboratori di giustizia.