Reggio Calabria, (TMNews) - Sono state le accuse di Maria Concetta Cacciola, la testimone di giustizia che si è suicidata ingerendo acido muriatico il 20 agosto 2011, a contribuire all'arresto, eseguito dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Reggio Calabria, di sette esponenti della cosca Pesce della 'ndrangheta, attiva nel territorio di Rosarno.L'accusa è di intestazione fittizia di beni per sfuggire ai controlli patrimoniali e favoreggiamento del boss Francesco Pesce durante la latitanza finita il 9 agosto dello scorso anno. L'ordinanza di custodia cautelare aggrava la posizione del fratello di 'Ciccio Testuni', Giuseppe Pesce, ancora latitante: sarebbe il capo promotore dell'organizzazione criminale. Nell'ambito dell'inchiesta sono stati sequestrati beni per oltre un milione e mezzo di euro.Le indagini sul suicidio di Maria Concetta Cacciola hanno portato all'arresto di tre familiari della donna, il 9 febbraio scorso: secondo gli inquirenti, fu sottoposta a vessazioni e violenze per farle ritrattare le dichiarazioni all'autorità giudiziaria.