Klang, (Tmnews) - Il voto di aprile che ha posto fine a 20 anni di dittatura militare nell'ex Birmania, ora Myanmar, ha acceso molte speranze per una nuova era di democrazia. Ma per i 750mila Rohingya, minoranza musulmana in fuga dal paese asiatico, non è così.Abdul Rahim, su una barca di fortuna, ha fatto 2 mila miglia di mare per raggiungere il la Bangladish."Il problema dei musulmani è che questo governo non li riconosce. I nostri avi sono di qui. Quando i britannici detterò l'indipendenza c'erano anche i musulmani ma il governo dice che siamo del Bangladish e non del Myanmar".Gli attivisti Rohingya sostengano che tutt'ora la loro comunità è soggetta a discriminazioni di ogni tipo: si sentono degli "apolidi" a casa loro. Ed in questa stanza spoglia che fa da scuola islamica per i bambini, Abdul Rahim lo spiega:"Non possiamo neanche muoverci all'interno del nostro paese: mio padre è nato a Burma ma se voglio andare in qualsiasi altra città devo ottenere un permesso dal governo ed in certe zone come Akyab i musulmani non possono andare".E così prosegue l'odissea di questi Boat people, con il loro passaporto verso l'inferno, come recita il titolo di un film della regista Ann Hui. (immagini Afp)