Washington, (Tmnews) - Un flusso di denaro da Baghdad a Teheran per aggirare l'isolamento imposto dagli Stati Uniti all'Iran attraverso le sanzioni internazionali. E' più che un sospetto per gli americani, tanto che qualche giorno fa una banca irachena, la Elaf Islamic Bank, è finita nel mirino dell'amministrazione di Obama. A otto mesi dal ritiro delle truppe statunitensi da Baghdad, Washington teme che grossi capitali dall'Iraq possano finire nelle mani del regime iraniano, il nuovo nemico dell'America, vanificando in parte il senso stesso delle sanzioni. Per Jon Alterman, esperto di strategie internazionali, non c'è di che stupirsi: "Sarebbe da ingenui pensare che dopo la caduta di Saddam Hussein il governo iracheno abbia automaticamente gli stessi interessi dell'amministrazione statunitense". In altre parole, l'Iraq non è in guerra con l'Iran e gli affari sono affari.Ma dopo tutti i soldi spesi nelle campagna militare e nella ricostruzione, senza contare i costi in termini di morti e feriti, Washington non nasconde l'irritazione per l'atteggiamento di Baghdad, anche se non sono ancora state formulate accuse aperte verso il governo di al Maliki. "Quando abbiamo trovato problemi di conformità da parte degli iracheni con il nostro regime di sanzioni - hanno detto dal dipartimento di Stato - abbiamo sollevato la questione presso le autorità irachene. E abbiamo cercato di risolvere la situazione, come è successo con la banca privata Elaf".