Teheran (TMNews) - La versione di Teheran. Si potrebbe sintetizzare così l'approccio propagandistico scelto dall'Iran per l'organizzazione del summit dei Paesi emergenti, quelli che una volta erano chiamati "non allineati". Una versione che è un ribaltamento di tutte le accuse che l'Occidente rivolge alla Repubblica islamica e che mira a fare apparire gli iraniani come le vittime del terrorismo altrui, che sia sionista o americano, probabilmente nella visione di Teheran non fa differenza.E così, accanto alle aiuole ben curate e alla bellezza del luogo che ospita il summit, ecco che fanno bella mostra di sé tre auto distrutte. Non si tratta di un'improvvisa conversione degli ayatollah all'arte contemporanea, bensì dell'esposizione delle automobili nelle quali sono stati uccisi, con la medesima tecnica di una bomba innescata da motociclisti, tre scienziati nucleari iraniani. Insomma, a Teheran ci si sente vittime di un grande complotto, come conferma anche il portavoce del ministero degli Esteri iraniano."Quando le nazioni occidentali - argomenta il diplomatico - vedono il fallimento dei loro tentativi di fermare il nostro pacifico programma nucleare civile con misure illegali e unilaterali, con le minacce e le sanzioni, allora ricorrono al terrorismo".Tutta la narrazione proposta all'interno dei padiglioni del vertice ruota intorno a pochi concetti, esemplificati dalla formula: vogliono toglierci i nostri diritti. Se ne parlerà con leader globali del calibro del segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, del premier indiano Manmohan Singh e del neo presidente egiziano Mohamed Morsi. E a Teheran si spera che gli sforzi della propaganda portino qualche cambiamento nell'opinione pubblica internazionale.