Mogadiscio, (TMNews) - Nella metà dell'800, l'esploratore britannico Richard Burton aveva descritto la Somalia come una terra fertilissima, con vallate coperte di pini e altri alberi di alto fusto. Un panorama irriconoscibile oggi. Leoni, elefanti e leopardi che popolavano queste regioni sono scomparsi e all'orizzonte si profila lo spettro della completa desertificazione.Hussein e i suoi compagni sanno che questo pezzo di legno vale oro. Per trasformarlo in carbone scaveranno un pozzo e lo lasceranno bruciare lentamente per quattro giorni. Ogni albero può produrre due grossi sacchi che venderanno per meno di 10 euro.Il carbone di legna è molto richiesto in Somaliland, la zona settentrionale del paese, ma le foreste scompaiono rapidamente nelle fauci di questa onnivora richiesta energetica. L'Ong Candlelight stima che la regione diventerà un deserto entro vent'anni se non s'interverrà subito."Se gli alberi scompaiono - spiega Ahmed Awale, direttore di Candlelight - l'acqua non potrà più infiltrarsi nel suolo, ruscellerà via favorendo erosione e degrado dei suoli. E il terreno perderà ogni capacità di produrre".Le alternative al carbone di legna sono troppe care. E il governo riconosce di stare perdendo la battaglia contro la deforestazione. Ahmed Elmi, responsabile governativo della gestione del patrimonio forestale, confessa amaramente."Il governo e il ministero dell'ambiente del Somaliland hanno cercato di porre fine a questo sfruttamento non rinnovabile. Ma non ci siamo riusciti per mancanza di fondi".La Somalia non è più un paese per elefanti. Ma rischia di non esserlo più nemmeno per le capre.(Immagini Afp)