Kabul (TMNews) - Le elezioni presidenziali statunitensi a cavallo della frontiera tra Afghanistan e Pakistan appassionano molto poco. Tutti sono preoccupati solo dalle ripercussioni che potrebbero scaturire in quel quadrante complesso e delicato del Grande Medioriente. Gli afgani temono una crescita esponenziale degli insorti talebani, i pakistani un'intensificazione dei raid aerei. E questo a prescindere da chi vincerà il turno elettorale del 6 novembre.Dopo 11 lunghi anni di guerra, gli americani si preparano a fare i bagagli senza poter dichiarare, come fece un quanto mai incauto Bush all'indomani della conquista di Baghdad, "mission accomplished". E questo malgrado sia stato messa nel carniere la liquidazione di Osama bin Laden, il capo di al Qaeda.Il governo centrale afgano resta fragile, l'insicurezza rimane cronica nel sud e nell'est del paese, le infrastrutture agonizzano e gli indici di sviluppo registrano valori negativi, fatto salvo qualche progresso nel campo sanitario e dell'istruzione. Per questo le elezioni Usa sono viste con molto distacco. Come spiega Arshad Sharif, analista pakistano di Dunya TV."Quando Obama sarà rieletto, il Pakistan sarà nell'occhio del ciclone perché aumenteranno le richieste a proposito della sicurezza dell'arsenale nucleare e per un deciso intervento militare contro gli insorti del Waziristan".Democratica o repubblicana, sarà comunque la realpolitik a dettare le linee guida della prossima Casa Bianca.(Immagini Afp)