Roma, (TMNews) - Prima intervista dell'attivista cinese Chen Guangcheng dal suo arrivo negli Stati Uniti. Una denuncia chiara e forte di "sofferenze" subite in Cina. "Voglio correggere un punto: non usate l'espressione arresti domiciliari, piuttosto quella di 'detenzione illegale'. E' difficile per me raccontare quel periodo. Ma lasciatemi dire che le mie sofferenze sono oltre ogni immaginazione", ha detto l'attivista nell'intervista esclusiva alla Cnn.Chen, avvocato autodidatta, è arrivato a New York il 19 maggio, dopo settimane di tensioni diplomatiche tra Pechino e Washington per la protezione garantita dall'Ambasciata americana di Pechino al dissidente.Alla domanda se lui e la moglie venissero picchiati ripetutamente, Chen ha risposto di sì. "E' stato oltre ogni immaginazione. Ma non ne voglio parlare ora... Ho ancora bisogno di tempo per raccogliere i miei pensieri". L'attivista ha quindi espresso preoccupazione per i suoi familiari rimasti in Cina, in particolare per il nipote Chen Kegui, arrestato nelle scorse settimane e accusato di tentato omicidio. Ma la battaglia di Chen non si arresta. "E' una reazione spontanea che viene dal mio cuore, la mia natura non mi consente di farmi da parte e non occuparmi di quanto accade. Credo che tutti dovrebbero fare altrettanto".