Trapani (TMNews) - Un carcere dai colori vivaci. E' questo il Cie di Trapani Milo, dove attualmente sono "rinchiusi" poco meno di un centinaio di extracomunitari maghrebini in attesa di conoscere quale sarà il loro futuro, tra un permesso di soggiorno che appare quasi utopia, e un molto più realistico rimpatrio. Le condizioni di vita all'interno della struttura sono particolarmente alienanti, così molti "ospiti" non reggono il peso psicologico di questa vita, procurandosi ferite nella speranza di poter lasciare il centro, e andare in ospedale. Come conferma anche un'infermiera.All'interno di ciascun reparto del Cie ci sono otto stanze, in ciascuna di esse mediamente sei persone. Gli immigrati dormono su brandine, senza lenzuola e cuscini; i bagni, senza le porte, non hanno docce funzionanti. L'assistenza sanitaria è prevista 24 ore su 24, ma il centro medico non è attrezzato per far fronte ai casi più gravi. Le fughe, e i tentativi di fuga, sono frequenti, e spesso si è arrivati allo scontro con le forze dell'ordine, chiamate a fronteggiare la rabbia degli extracomunitari. L'apertura delle porte del Cie ai giornalisti, comunque, rappresenta un segnale di trasparenza, come sottolinea Roberto Natale, presidente della Federazione nazionale della stampa."Fa bene alle istituzioni e fa bene a noi giornalisti".