Beirut (TMNews) - Ombre inquietanti si allungano sul viaggio in Libano di Papa Benedetto XVI, previsto da venerdì 14 a domenica 16 settembre. Le drammatiche giornate innescate in tutto il Medioriente dalle proteste contro il film che irride l'Islam in maniera blasfema proiettano scenari inquietanti anche sulla prossima visita del Pontefice. "Il Libano non è solo un paese, è un messaggio" aveva detto Giovanni Paolo II nel 1997 rendendo omaggio alla coesistenza islamico-cristiana che aveva superato la prova della tragica guerra civile durata dal 1975 al 1990. Ma ora il contesto è radicalmente cambiato. La realtà di allora vedeva un Libano sotto la pesante tutela siriana, ora quella tutela è scomparsa e Damasco si trova alle prese con una crisi interna drammatica che sta dilaniando il paese.Oggi il Libano è diviso tra una coalizione sunnita e cristiana ostile alla Siria e un blocco diretto dall'Hezbollah sciita e dai suoi alleati cristiani, legati alla Siria e all'Iran. La tensione cova sotto la cenere, permeabile come sempre alle scintille e ai detonatori di un'area geografica e politica ad alto rischio di esplosione, di cui il Libano rappresenta uno dei centri di gravità.È su questo scenario che si staglia la visita del Papa, sull'orizzonte delle fiamme di Bengasi e del Cairo. Nonostante tutto la speranza dei cristiani del Libano rimane alta e forse rappresenta la sola via d'uscita possibile. Come si augura questo commerciante di Beirut:"La visita del Papa porta un messaggio d'amore, di perdono e di tolleranza per mettere fine alle guerre e portare finalmente la pace". Come quando il Libano non era solo un paese, ma anche un messaggio.(Immagini Afp)