Milano (TMNews) - Lo chiamano "l'oro nero" del Rajasthan e ha fatto la fortuna di molti contadini di quella regione dell'India. Tutto merito del fracking, la fratturazione idraulica usata per aumentare la produttività dei giacimenti petroliferi e di gas metano pompando acqua pressurizzata, sabbia ed altre sostanze chimiche per aprire fessure nella roccia e facilitare la risalita dei combustibili. Una tecnica molto controversa, a causa dell'inquinamento delle falde acquifere e, secondo alcuni, anche legata a recenti terremoti.Il fracking ha però reso benestanti i coltivatori dei semi di guar, una leguminosa che macinata produce una viscosa miscela, ideale per essere sparata sotto pressione nelle viscere della terra ed estrarre petrolio e metano. Sia gli Stati Uniti che la Cina hanno scoperto depositi di metano sinora inutilizzabili ma che grazie al fracking potranno rendere autosufficienti le due più grandi potenze energivore del mondo.Il prezzo del guar negli ultimi tempi, data la sua scarsità rispetto alle esigenze dell'industria mondiale, è così salito alle stelle. Una grande rivincita per i "dannati della Terra" come spiega questo agricoltore del Rajasthan:"Oltre il 90% della produzione mondiale cresce in India, il restante 10% in Pakistan".Il fracking dell'industria petrolifera globalizzata ha così reso ricchi i contadini più poveri dell'Asia, un'eterogenesi dei fini che avrebbe fatto molto riflettere Giambattista Vico. E non solo. Un vero miracolo.