Roma, 12 lug. (TMNews) - E' un giorno di festa, ma qui, nel cuore dell'Australia la produzione non si ferma mai: il porto di Newcastle è il più grande al mondo per l'export del carbone. Ma proprio i piani per triplicare la capacità del porto, a beneficio della produzione delle vicine miniere, sono al centro di forti contestazioni. "Abbiamo la più alta quota di emissioni pro capite di qualsiasi nazione sviluppata - afferma l'ambientalista Simon Fane - e non ha alcun senso incrementare le esportazioni di carbone". Profitto o salvaguardia dell'ambiente? E' il dilemma che divide un paese dove le previsioni parlano di una produzione di carbone in aumento dell'11 per cento entro il 2017. Mentre il governo studia l'introduzione di una carbon tax, gli agricoltori temono che le miniere inghiottano i loro terreni e inquinino le acque e l'aria. "I livelli di polvere nell'aria - dice questo abitante - creano gravi problemi respiratori, soprattutto per anziani e bambini".Ampliare un porto per l'esportazione di carbone nei pressi di un Patrimonio dell'Umanità come la grande barriera corallina del Reef Marine Park, insinua il sospetto che i colossi minerari prendano da soli decisioni che riguardano tutti. Mark Diesendorf della New South Wales University: "Purtroppo alcune industrie ed interessi sono diventati così potenti, che dominano il pensiero politico. Soffocando la visione di ciò che l'Australia potrebbe diventare con le sue immense risorse naturali" (immagini Afp)