Milano, (TMNews) - Dalle strade della Tunisia in rivolta alle piste e ai palazzetti di Londra 2012. Sono gli atleti della primavera araba che in Tunisia, Yemen ed Egitto hanno marciato per chiedere democrazia e diritti e ora, per la prima volta, rappresenteranno un Paese libero e non una dittatura.Sono persone con alle spalle anni difficili, come il ginnasta tunisino Wajdi Bouallegue, qui nel backstage del servizio speciale che Cnn e Sport Illustrated ha dedicato a lui e ad altri sportivi rivoluzionari.Ora sorride, ma dopo la partecipazione ad Atene 2004, pensò che non avrebbe mai più calcato un palcoscenico olimpico. Nel 2009 infatti venne squalificato a vita dal regime per aver strappato la foto del dittatore deposto Ben Alì appesa nella sua palestra."Ogni campione in ogni disciplina è sotto pressione - dice raccontando cosa significhi lo sport sotto una dittatura - in un'intervista dovevi prima ringraziare il Presidente e il regime e poi parlare della tua performance. Sembra folle, ma funzionava così".Per anni Bouallegue ha vissuto le Olimpiadi scosso da sentimenti contrastanti, fra l'orgoglio di rappresentare il suo Paese e la rabbia di vedere ogni sua vittoria dare lustro al regime. Una contraddizione che il vento della primavera araba ha spazzato via.