Fukushima (TMNews) - Per sei settimane ha documentato con una mini fotocamera nascosta in un orologio da polso le condizioni di vita degli operai che lavorano alla centrale nucleare di Fukushima, ma anche i tentativi di insabbiamento dei problemi e l'inquinamento dell'ambiente. Tomohiko Suzuki è un giornalista giapponese che si è fatto assumere come operaio da una ditta appaltatrice dei lavori di messa in sicurezza della centrale nucleare fino a che la sua identità non è stata scoperta."Basta bugie: i lavoratori sono stati molto esposti alle radiazioni. Nel tentativo di portare a termine il proprio lavoro, hanno superato di gran lunga il limite di tempo consentito per l'esposizione" spiega il giornalista che ha scritto un libro sulla sua esperienza.Nella sua inchiesta ha scoperto anche la longa manus della Yakuza sul disastro nucleare. La mafia giapponese si sarebbe occupata del reclutamento degli operai sfruttandoli. Ma non solo Suzuki ha denunciato una serie di carenze della Tepco che per risparmiare ha fatto scadenti lavori di messa in sicurezza contaminando ulteriormente l'ambiente.La società incaricata di gestire il disastro di Fukushima respinge al mittente le accuse pur senza fornire spiegazioni alle accuse di Suzuki.