Milano (TMNews) - Da oltre 165 anni Lindt perfeziona l'arte di fare cioccolato e macina profitti. Il cioccolatiere svizzero nel 2011 ha realizzato un utile operativo di 52 milioni di dollari. Ma la crisi europea ha creato non pochi problemi. "I mercati - spiega l'amministratore delegato Ernst Tanner - non crescono alla velocità a cui siamo abituati. Quando diciamo che il tasso di crescita delle vendite è tra il 6 e l'8%, vuol dire che i mercati stanno crescendo del 3-4%. In realtà ci sono mercati che non crescono proprio e altri in declino, è questa la sfida che stiamo affrontando".Nonostante le difficoltà, Lindt ha ancora il pieno controllo di tutto il processo produttivo. Qui siamo al reparto controllo qualità dell'azienda: "Assaggiamo tutto quello che ci piace - dice Alison Jumaa - Non abbiamo un sistema chiuso per cui non possiamo mettere le mani". Questa strategia consente alla Lindt di mantenere alte le vendite, ma con un tasso di cambio sfavorevole la top line nel 2011 ha perso un allarmante 9,5%."Siamo cresciuti dagli 800 milioni di 20 anni fa a 2,5 miliardi dello scorso anno. Ma questi due miliardi e mezzo avrebbero dovuto essere più di 4 se ci fosse il tasso di cambio di 20 anni fa". Per arginare gli effetti del tasso sfavorevole, la Lindt punta su Stati Uniti, Cina, Russia e Sud America, inaugurando circa 200 tra negozi, boutique e coffee shop. "Nei mercati emergenti ci sono due problemi: primo il consumo di cioccolato è relativamente basso e poi il brand Lindt è quasi sconosciuto. Con le boutique possiamo dimostrare il valore e la qualità dei nostri prodotti".