Napoli (TMNews) - Sono l'altra faccia della crisi, schiavi moderni, vittime del "nuovo caporalato". Extracomunitari, spesso africani, spesso irregolari. Come ombre, appesi agli angoli delle strade di Napoli, aspettano per ore un "caporale" che li recluta "alla giornata" per portarli su un cantiere o nei campi a guadagnarsi la pagnotta: del suo guadagno, il padrone darà loro poche decine di euro ovviamente in nero, quando non li fa finire nelle mani della camorra. Venticinque, trenta euro in nero per 9-10 ore di lavoro, quando va bene. La vita di Mandela non è diversa da quella Pedro, di Mustafà o di Richard venuto dal Ghana per inseguire il suo "sogno italiano", divenuto un incubo. Da anni i sindacati denunciano il fenomeno del nuovo caporalato, una piaga dilagante soprattutto in Campania dove i dati del lavoro nero sfiorano il 33%. Tutto questo va a vantaggio di un'economia malata in cui a beneficiarne sono solo i "caporali" e la malavita organizzata che gestisce il business; a farne le spese, come al solito, i lavoratori e gli stranieri, sempre più poveri, sempre più soli.