Milano, (TMNews) - C'è stato un momento della Storia che ha colto il mondo di sorpresa. Era il 9 novembre 1989 e il muro di Berlino cadeva sotto le picconate dei tedeschi dai due lati della cortina di ferro. Nessun muro come quello tedesco divide oggi la Corea del Sud da quella del Nord. Solo 4 chilometri di "no man's land", un terreno minato, recintato da filo spinato e sorvegliato da centinaia di migliaia di soldati. In pochi guardando questa regione considerano imminente l'unificazione. Ma Seoul si prepara comunque a quell'appuntamento. Il ministro per la riunificazione Yu Woo-Ik ha fatto preparare i cosiddetti vasi dell'unificazione per iniziare a raccogliere i fondi tra i cittadini"Sono convinto che prima di morire assisterò alla riunificazione delle due Coree. Quando il presidente tedesco venne in visita qui mi disse che il più grosso errore che commise il suo governo fu quello di non essere stato in grado di preparare i tedeschi alla unificazione. Io non voglio ripetere quello stesso errore".Sono state organizzate molte iniziative per sensibilizzare al tema la popolazione, ma le nuove generazioni che non conoscono altro se non le due Coree divise hanno scarso interesse per questo argomento."Ai giovani dico che la pace e la stabilità nel nord est dell'Asia possono essere raggiunte definitivamente solo quando noi saremo uniti e saremo capaci di creare nuove opportunità i lavoro. Solo con la riunificazione possiamo raggiungere il nostro pieno potenziale".Andare col cappello in mano a raccogliere fondi non è un metodo nuovo da queste parti. Nel 1998 il governo chiese alla popolazione di donare i propri ori per aiutare il paese a uscire dalla crisi finanziaria dell'Asia. La risposta fu straordinaria: milioni di cittadini donarono le proprie fedi matrimoniali o i tesori di famiglia, fino a raccogliere in soli 4 mesi due miliardi di dollari. La passione per l'unificazione però non è così ardente: è difficile convincere un popolo senza una vera emergenza. E poi chissà se il passaggio sarà pacifico come in Germania: il governo assicura di lavorare in quella direzione ma sa bene che non ci sono garanzie.