Roma (TMNews) - Una piccola stanza nel centro di Nairobi. Una donna somala legata e bendata, viene interrogata: "Se ci fornisci le informazioni che vogliamo ti lasciamo andare". Si tratta per fortuna solo di una prova: gli attori stanno recitando una scena di un film che sperano sia la risposta della Somalia ad Holywood."Questa è una storia sulla tratta di esseri umani. La giovane Halima è stata rapita."Afferma l'attore Mohamed Dagane. "Oasi verde" è il primo lungometraggio che esce da una piccola industria cinematografica somala con sede a Eastleigh, un sobborgo della capitale del Kenya. L'idea voluta dal regista Martin Gumba, vuole contribuire a cambiare la percezione internazionale di una Somalia violenta. "Il film in sé è un palcoscenico per questi ragazzi di raccontare le proprie storie. Non ha nulla a che fare con la pirateria, ne con il terrorismo. E' un racconto di speranze e di sogni". Non tutto va a gonfie vele. Il gruppo ha avuto minacce. I genitori hanno cercato di fermare i loro figli che compaiono nei film. Per lo sceneggiatore Abdirahman, questo significa essere cauti su quello che mette sulla carta. "Sto un po' attento a ciò che scrivo. Scrivo in modo tale da non offendere nessuno".(Immagini Afp)