Milano, (TMNews) - Ratko Mladic, il boia di Srebrenica, è stato arrestato il 26 maggio del 2011, dopo 15 anni di latitanza. L'ex generale dell'esercito serbo bosniaco, nato nel 1943, durante il conflitto nella ex Jugoslavia è stato protagonista di alcuni degli episodi più sanguinari in Europa dopo la fine della seconda guerra mondiale, su tutti l'assedio di Sarajevo, in cui morirono più di 12mila civili, e il genocidio di Srebrenica: qui nel luglio del 1995 in una cittadina al tempo sotto la tutela dell'Onu, il generale guidò le truppe che massacrarono oltre 8.000 musulmani.In nome della "Grande Serbia" conquistò territori ordinando bombardamenti, facendo uccidere civili e mettendo in pratica una vera e propria pulizia etnica.Il Tribunale penale internazionale dell'Aia lo incrimina per genocidio; è inoltre accusato di aver riportato i campi di concentramento in Europa, in cui i prigionieri venivano torturati e uccisi e di aver fatto applicare sistematicamente ai suoi uomini lo stupro etnico. Dopo la guerra continua a vivere fra Serbia e Bosnia, grazie anche alle protezioni nell'esercito jugoslavo e del presidente Milosevic. Poi il boia di Srebrenica scompare fino al maggio del 2011 quando viene arrestato nel Nord della Serbia ed estradato all'Aja dove per la prima volta si trova sotto il giudizio della Corte. Nelle udienze preliminari dell'estate 2011 ingaggia un braccio di ferro con i giudici, si rifiuta di dichiararsi colpevole o innocente, urla, viene cacciato dall'Aula. Una sorta di dichiarazione di guerra alla giustizia che a partire dal 16 maggio 2012, giorno di inizio del processo, deve ripercorrere e giudicare una delle pagine più buie della storia europea post bellica.